lunedì 11 settembre 2017

" Chi fa la guerra? Chi dà le armi? Noi!"

Papa Francesco è tornato sul tema che gli sta più a cuore: L'accoglienza degli immigrati in Europa. Ecco ciò che dice:

«Il problema inizia nei Paesi da cui arrivano i migranti. Perché lasciano la loro terra? A causa della mancanza di lavoro o della guerra. Questi sono i due motivi principali. La mancanza di lavoro, perché sono stati sfruttati - penso agli africani. L'Europa ha sfruttato l'Africa ... non so se possiamo dirlo! Ma alcune colonizzazioni europee... sì, hanno sfruttato. Ho letto che un capo di stato africano appena eletto come primo atto di governo ha presentato al Parlamento una legge per il rimboschimento del suo paese - ed è stata promulgata. Le potenze economiche del mondo avevano tagliato tutti gli alberi. Rimboschire. La terra è secca per essere stata sfruttata e non c'è più lavoro. La prima cosa da fare, come ho detto alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa in tutto il mondo, è trovare qui fonti per creare di posti di lavoro, investire. È vero che l'Europa deve investire anche a casa propria. Anche qui esiste un problema di disoccupazione. L'altro motivo per la migrazione è la guerra. Possiamo investire, le persone avranno una fonte di lavoro e non dovranno partire, ma se c'è guerra, dovranno ancora fuggire. Ora chi fa la guerra? Chi dà le armi? Noi».

Il discorso è come sempre confuso, ma sembra di cogliere 3 punti:
1) Gli immmigrati africani se ne vanno a causa della mancanza di lavoro e della guerra
2) la mancanza di lavoro è responsabilità dell'Europa, che ha sfruttato l'Africa
3) Le guerre africane sono responsabilità dell'Europa "
chi fa la guerra? chi dà le armi? NOI" cioè VOI, malvagi europei!
Queste sono le premesse. La conclusione non viene detta, ma è implicita. Noi europei siamo malvagi, siamo responsabili del male del mondo. L'Europa può scomparire. Se in trecento milioni decidono di trasferirsi in Europa dall'Africa, DOBBIAMO accoglierli, perché se stanno male è colpa nostra.

Per il papa gli Africani hanno il diritto di trasferirsi in Europa in massa, perché non sono responsabili dei loro paesi. La responsabilità della corruzione, delle guerre, della povertà e della miseria è tutta dell'Europa. Perciò, se anche l'Europa dovesse esplodere a causa dell'immigrazione incontrollata, poco male: chi la fa l'aspetti.

Se anche il papa avesse ragione sulle responsabilità (non sono d'accordo sul discorso estremamente semplicistico e superficiale di Bergoglio, ma non intendo approfondirlo), non vedo perché un male come la povertà dell'Africa giustifichi un altro male, l'importazione dei conflitti sociali e del caos che attanagliano l'Africa. Il fatto è che il papa non vuole il bene degli africani, ma punire gli europei. Il "noi" che utilizza nel suo comizio è del tutto ipocrita.. "l
e colonizzazioni europee" "chi fa la guerra? chi dà le armi? NOI". Il "noi" è da leggere VOI! Il sottotesto è questo: Voi odiosi europei, che avete costruito il Vaticano di cui non me ne frega nulla, voi con il vostro insopportabile rinascimento, la vostra musica, la vostra cultura, la vostra teologia... Spero che il resto del mondo vi cancelli dalla faccia della terra, perché non sopporto la vostra logica, le vostre critiche, la vostra indipendenza, la vostra tranquilla presunzione, la vostra mancanza di entusiasmo per noi profeti del pueblo e autonominati paladini delle periferie...

Che a migliaia muoiano nel passare il Mediterraneo, che il prezzo sociale dell'emigrazione incontrollata di massa sia gravissimo in Africa come in Europa, che l'emigrazione non risolva minimamente il problema delle guerre e del "lavoro" , ma ne crei di nuovi, che il rimedio ad un male non sia la punizione e la creazione di un altro male  che la maggiore causa di povertà e miseria, ignoranza e fanatismo bellico sia l'islam e non il cristianesimo, a papa Francesco non interessa nulla, La sua ideologia terzomondista è semplicistica e onnicomprensiva. Come per Lenin e Stalin il Borghese era il responsabile di tutti i mali e andava "liquidato" come classe, come per Hitler l'Ebreo era il corruttore della razza ariana ed europea e una volta eliminato la società sarebbe rifiorita, così per papa Francesco la scomparsa dell'Europa come cultura, società e stato sociale, soppiantata da un'estensione universale delle "periferie" del terzo mondo, porterà ad un futuro radioso, dove tante culture, vie religiose per la stessa divinità, religioni e tradizioni conviveranno in pace e armonia, dove i soldi rubati ai poveri potranno finalmente essere distribuiti fra tutti. Una utopia dell'accoglienza e della convivenza, un'altra versione dellì'ideale socialista, dopo quello comunista e socialista-nazionale: il socialismo terzomondiale.
Peccato che la realtà sarà un'altra. La violenza, il tribalismo e l'ignoranza che sono le cause della miseria africana, soprattutto se coniugate alla religione di Maometto, diventeranno parte della cultura europea. E i profitti di chi sfrutta queste sciagure (in Occidente come in Medio Oriente e in Africa) non diminuiranno, semmai aumenteranno.

In tutta questa politica (questo papa è un politico, un cattivo politico, il vangelo e la chiesa sono solo dei mezzi per la sua ideologia politica), cosa dice il vangelo?
Il vangelo non dice di costruire ponti ad ogni costo. Il vangelo dice di predicare il vangelo a tutte le creature, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Dice di lavorare per la pace e la giustizia, non di trasferire milioni di persone da un posto all'altro, in particolare i giovani maschi fra i 20 e i 30 anni (di solito dalle guerre si mettono al sicure prima le donne e i bambini, poi gli anziani, non i maschi abili). La tradizione della chiesa dice anche che occorre governare la società con prudenza e intelligenza. Ora, le motivazioni che il papa ha dato per la sua martellante campagna a favore dell'immigrazione di massa mi paiono una descrizione semplicistica e tendenziosa dei problema dell'Africa. Deresposabilizzare gli africani, incolpare le società e i cittadini europei della corruzione e delle guerre africane, giustificare ad ogni costo le migrazioni di massa e non porsi il problema del futuro delle società di accoglienza e di quelle di partenza mi sembra un modo di procedere miope e irresponsabile.
La mia impressione è che il papa stia facendo l'apprendista stregone dell'ingegneria sociale, e quando ha cercato di dare anche una giustificazione storica alle migrazioni di massa, ricordando le invasioni barbariche dell'alto medievo, ha mostrato ancora una volta la sua notevole ignoranza e i superficiali pregiudizi storici.

AGGIORNAMENTO:  Sembra che il papa abbia fatto marcia indietro, affermando che l'Italia non può accogliere tutti. E pensarci prima, invece di abbandonarsi all'ideologia? E i morti in mare e quelli nei lager, arrivati perché illusi da una impossibile accoglienza di tutta l'Africa in Italia ed Europa? E la corruzione portata da questa politica (gli scafisti, gli affari delle ONG, gli affari delle cooperative, lo sfruttamento della manodopera illegale...) e i problemi sociali di convivenza fra culture e tradizioni così diverse.... Ci mancherà solo dover sentire le prediche sull'armonia e il dialogo da parte di chi ha contribuito più di tutti a creare il problema.




giovedì 31 agosto 2017

Criticare il papa

Nel blog di Marco Tosatti Stilum Curiae, in cui compaiono molti articoli e commenti critici relativi a papa Francesco, un lettore ha recentemente commentato a proposito del parlare esplicitamente contro l'operato di papa Francesco:

"ti chiedo: amare la Chiesa significa continuare a parlarne male, evidenziandone sempre e solo i difetti, davanti ad un pubblico indeterminato (che potrebbe scandalizzarsi, allontanarsi, rifiutare di aderirvi se ne aveva una minima intenzione, sfruttare gli argomenti per fare ulteriori denigrazioni, mettere in dubbio qualsiasi cosa detta da un pastore)? e se mi rispondi che fai così perché “soffri”, ti chiedo: e a cosa servono le mormorazioni? che utilità hanno per la Chiesa? come pensi possano farle del bene?
Ti faccio un’altra domanda: se tua moglie avesse la faccia piena di brufoli, tu cosa fai? Glielo fai notare con delicatezza e le compri il topexan o le fai i cerchi rossi, col pennarello, su ciascun brufolo in modo che si vedano ancora meglio? In quale dei due modi la ameresti?"


E' un punto di vista interessante, ma sbagliato. In generale il lettore potrebbe avere ragione, è sbagliato parlare male del papa o dei vescovi quando non  ci sono gravi motivi. Il punto è che adesso ci sono gravi motivi, e cerchero di spiegarli, facendo riferimento anche agli altri papi.

A me personalmente non è mai piaciuto più di tanto lo stile di Giovanni Paolo II. Ma non ho mai parlato male di lui in pubblico, e tendenzialmente ho difeso il suo operato rispetto ai critici non cattolici. GPII non l'ho amato troppo, ma lo stimavo. Una persona seria, che credeva in quello che faceva, che agiva per il bene della chiesa (anche sbagliando) e le cui parole corrispondevano ai suoi atti.

Con papa Benedetto mi sono trovato più i sintonia per le sue parole, il suo approccio critico e intellettualmente onesto verso le questioni importanti nella vita della chiesa, la sua mancanza totale di divismo e di culto della personalità, ma non ho mancato di criticare la debolezza del suo governo. Aveva poca forza, ma la direzione che ha dato alla chiesa era quella giusta.

Papa Francesco invece è completamente fuori strada. Ha soppresso competamente ogni dibattito e ogni voce critica, gestisce con metodi manipolatori la vita della chiesa. Finché pensava di avere dalla sua parte una maggioranza di vescovi progressisti ha invitato alla parresia, a parlare apertamente, e ha sminuito il ruolo magisteriale del vescovo di Roma, come per qualche tempo si è fatto chiamare pur di non dire mai la parola papa. Poi, quando si è accorto che c'era resistenza verso le sue sorprese e novità (come se la chiesa avesse bisogno delle sue idee geniali), ecco che le mormorazioni sono diventate la più grave sciagura della chiesa, peggiori delle persecuzioni dei cristiani di cui parla sempre in modo reticente e fuorviante. Ecco che adesso rilascia sconnesse dichiarazioni da bulletto teologico in cui usa il plurale maiestatico e il termine "magisteriale" come fosse una parola magica, riferita a sè stesso: «dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile». come dire: adesso arriva Superpope, adesso ho usato la parolina magica e adesso mi obbedite tutti!


Il papa ha indubbiamente una funzione importante nella chiesa, stabilita e definita dal concilio Vaticano I. Ma questa funzione è limitata a preservare, confermare e trasmettere il deposito della fede. La Costituzione dogmatica sul primato papale “Pastor Aeternus” del concilio Vaticano I  afferma:“Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.”

Papa Francesco non sta confermando nessuno nella fede. Passa il tempo ad insultare i cristiani nelle sue omelie. Anziché predicare il vangelo si occupa di politica a livello tecnico, dicendo quali leggi devono essere approvate dal parlamento, indicando quali candidati vanno votati e quali no.  Convoca due sinodi sulla famiglia che non approvano ciò che lui ha cercato di imporre con metodi scorretti da politicante di bassa lega, e allora commssiona un'enciclica ad un ambiguo prete sudamericano, autore di un penoso libercolo sull'arte di baciare, e il papa fa inserire in una nota ciò che i vescovi non hanno approvato. Chieste spiegazioni  dice di non ricordarsi di avere messo delle note. Si rifiuta di dare ulteriori spiegazioni a chi gli chiede conto delle sue ambiguità.  In aereo rilascia interviste di cui il minimo che si può dire è che c'è da sperare che fosse ubriaco, come quando giustifica gli assassini di Charlie Hebdo dicendo che "è normale dare un pugno a chi offende la madre", oppure quando paragona i cristiani uccisi dagli islamici in Medio Oriente e altrove con i cattolici che uccidono la suocera e la Jhad alla predicazione del Vangelo. Ma si rende conto di cosa sta dicendo? Loda pubblicamente esponenti del partito radicale, promuove prelati che lodano esponenti del partito radicale. E' amico dei peggiori dittatori sudamericani. Nelle diocesi fa eleggere i peggiori candidati che rispecchiano le sue idee malsane, e l'elenco potrebbe continuare.

Ora, la situazione è troppo grave. Questo papa è l'uomo sbagliato nel posto sbagliato. Non è semplicemente un inetto (è anche questo), ma sta lavorando per dare alla chiesa una forma corrispondente alle sue idee sbagliate. e non si fa scrupoli per raggiungere l'obiettivo. Vuole trasformare la chiesa di Cristo nella Chiesa di Francesco.

Parlare con parresia del papa e della chiesa è un dovere.



sabato 26 agosto 2017

Maometto radicale e musulmani moderati

Nel post precedente ho parlato delle vere motivazioni che spingono un giovane musulmano a diventare un martire di Allah, che secondo la definizione coranica è colui che uccide ed è ucciso mentre combatte gli infedeli. Costui va diritto in paradiso, anche se nella sua vita prima del martirio ha infranto tutte le regole di Allah e del profeta. I dirottatori delle torri gemelle prima dell'attentato hanno bevuto e si sono dati ai divertimenti del corrotto occidente, perché sarebbero andati comunque in paradiso.

Motivazioni che non vengono mai approfondite nei media, e che le dichiarazioni dei politici offuscano costantemente. Anche papa Francesco, nelle sue reticenti dichiarazioni, parla di violenza cieca e si guarda bene dal collegarla con l'islam. Eppure è la lettura del Corano e l'esempio del profeta che spinge questi giovani a diventare martiri di Allah. Non è una lettura particolarmente estremistica, è solo una interpretazione letterale e storica, nel senso che il giovane legge il Corano, legge la vita di Maometto e agisce come avrebbe agito un guerrriero di Maometto (o dei califfi ben guidati) nel VII  secolo, all'epoca d'oro dell'espansione dell'islam.

Ma i musulmani odierni, la massa dei musulmani pacifici, cosa ne pensa?
Occorre distinguere i musulmani "laici" dall'islam e dai loro imam. In occidente gli imam presentano agli infedeli un islam che non esiste nella realtà, cioè edulcorano e mistificano sitematicamente gli episodi della vita di Maometto che hanno ispirato i martiri.Nei paesi islamici invece è più facile vedere l'islam all'opera per quello che è. Qual è la differenza fra le leggi dell'isis e quelle dell'Arabia Saudita? Nessuna. Le leggi sono le stesse, l'ethos è il medesimo. La differenza è che in AS l'islam è perfetto, imposto dalla legge, sancito dallo stato, e accettato dalla comunità internazionale. Nell'isis (o in ciò che resta o voleva diventare) lo stato islamico era ancora da imporre con la forza, come fece Maometto a suo tempo quando impose l'islam in Arabia.

I martiri terrorizzano? Anche Maometto terrorizzava
I martiri uccidono senza pietà? Anche Maometto uccideva senza pietà.

In un'occasione il profeta  ha partecipato allo sgozzamento preventivo di 900 ebrei a Medina che temeva potessero minare il suo potere. Le donne schiavizzate e violentate, i bambini pure schiavizzati. Lo schiavismo è una costante nella storia dell'islam, rispetto al quale lo schiavismo europeo impallidisce (e peraltro, da chi li compravano gli schiavi gli europei?), anche perché lo schiavismo è sancito dal Corano e dall'esempio di Maometto, quindi buono.

Si potrebbe continuare con gli esempi negativi tratti dalla vita di Maometto e dal Corano, strettamente correlati.

Ma il punto a cui volevo arrivare è un altro: Se l'islam è violento, perché non tutti i musulmani lo sono?

Non tutti i musulmani conoscono a fondo l'islam. Il Corano, per fortuna, è in arabo classico che quasi nessuno capisce.  I più pacifici prendono solo quello che sembra loro più utile, e trascurano le parti violente. Altri non hanno voglia di lottare per l'islam, anche se in cuor loro auspicano che prima o poi l'islam domini la società. Purtroppo nei paesi musulmani, tutte le volte che è stata data ai popoli la possibilità di esprimersi, ha prevalso la voce dell'islam, cioè della supremazia del musulmano sul non musulmano. Le primavere arabe ne sono la dimostrazione.

Torniamo al punto iniziale,  La religione islamica è basata sull'esempio di Maometto, che oggi sarebbe immediatamente classificato come terrorista. Le dottrine islamiche sono confuse e contraddittorie. L'unica cosa in cui l'islam riesce bene è nella propaganda e nel convincere i propria adepti, educati fin da piccoli, che l'islam è la sola vera religione, che è peccato criticarla e che il cristianesimo non va neanche preso in considerazione.

I cristiani dovrebbero fare lo sforzo di studiare l'islam imparare a rispondere alle obiezioni islamiche (sono sempre le stesse e molto banali) e a controbattere alle dottrine islamiche e alla vita di Maometto. Non devono dare retta a papa Francesco, ai vescovi a lui allineati e ai tanti politici e intellettuali che presentano l'islam come religione pacifica che si evolverà naturalmente verso la pace e la tolleranza. Non è così, poiché ha come modello perfetto Maometto, le cui gesta sono le stesse di coloro che sono in guerra perpetua con gli infedeli.

Qual è l'obiezione classica e politicamente corretta? Anche la Bibbia è violenta, nell'Antico Testamento ci sono episodi di distruzione di città e massacri.
La risposta è semplice: prima di tutto ciò non toglie che il Corano sia violento, ma soprattutto gli episodi del popolo di Israele sono storicizzati e riferiti a quel momento particolare. E' la guerra presso quelle civiltà antiche, non sono esemplari. Mosè o Giosuè non sono esempi di vita, neppure per gli ebrei. Sono uomini di cui Dio si è servito, non modelli da seguire.  La Bibbia riporta le storie di Israele e ne dà un'interprezione religiosa e provvidenziale, cioè che Dio guidava il suo popolo. In nessun modo le gesta degli antichi ebrei sono un modello assoluto da ripetere in ogni tempo. Non lo fanno gli ebrei e tantomeno i cristiani.

Il Corano invece è legge eterna, e soprattutto Maometto è il modello perfetto. Questo sfugge a molti occidentali: Maometto è perfetto, è da imitare. Se Maometto ordina di uccidere con l'inganno la poetessa che fa satira su di lui, allora i terroristi possono giustamente uccidere i vignettisti che fanno satira su Maometto. Se Maometto sgozza gli infedeli che non si sottomettono all'islam, allora anche gli jahdisti possono farlo. Se Maometto, su comando di Allah nel Corano, ordina di amputare gli arti, accecare e crocifiggere, allora i guerrieri dell'isis che si ispirano al modello perfetto e al libro indefettibile possono amputare, accecare e crocifiggere. Ed è quello che fanno.

I musulmani moderati, brave persone, prendono ciò che vogliono dall'islam per vivere in pace. I musulmani che invece leggono tutto il Corano e prendono sul serio la vita di Maometto finiscono per fare la guerra. I musulmani moderati criticano i "radicali" perché di fatto imitano Maometto, ma non osano, non vogliono criticare Maometto. Se lo facessero crollerebbe la religione. Preferiscono mentire  (a se stessi?) e agli altri dicendo che Maometto era pacifico, misericordioso, gentile, pieno di qualità umane. Le fonti originali (islamiche) ci danno però un quadro diverso, più vicino all'islam dei "martiri".

Purtroppo chi dovrebbe aiutare i musulmani a guardare con occhio critico alla propria religione non lo fa. Preferisce parlare di ponti, di ciò che unisce, di quanto è gentile Maometto e quanto è misericordioso Allah, quanto è saggio e poetico il Corano. Invece di dire la verità e rendere libero chi è schiavo, gli si oliano le catene per non dargli dispiaceri con verità scomode, sperando che si evolva da sè. Ma ciò non avverrà mai, se nessuno ha il coraggio di dire la verità su Maometto e sul Corano. E la cosa grave è che sono i "pastori" i primi a dare questa controtestimonianza cristiana e civile.

sabato 19 agosto 2017

Non terroristi, ma martiri

Il terrorismo islamico è una realtà anche in occidente: dove ci sono comunità di musulmani, una parte di loro decide di porre fine alla propria vita morendo in un attacco suicida. Perché lo fanno?

Spesso questi musulmani hanno condotto una vita non in linea con i precetti dell'islam: si divertono, fanno uso di droghe, conducono una vita promiscua. Sono cattivi musulmani.
Hanno però una cosa chiara: l'islam è la vera religione, i precetti di Allah e del suo messaggero sono da rispettare e la ricompensa per una vita di sottomissione alla legge di Allah è il paradiso. Si può essere cattivi musulmani (come si può essere cattivi cristiani o cattivi ebrei) però allo stesso tempo credere che la propria religione sia perfetta e andrebbe seguita.

Perché allora si danno al terrorismo e si suicidono compiendo attentati, posto che il suicidio è proibito dall'Islam?

Dal loro punto di vista non è suicidio, pur essendo sicuri che moriranno nell'azione.

Vorrei elencare di seguito quali sono i passaggi logici di uno che muore uccidendo infedeli. Anticipo che il martirio islamico è la via maestra per arrivare in paradiso. Anticipo anche che il martirio islamico, a parte il nome, non ha niente in comune con il martirio in senso cristiano.

Così ragiona un islamico che sceglie la via del martirio:
  1. L'islam è la vera religione, la sharia, cioè la legge di Allah, è data agli uomini come via e percorso verso il paradiso, di cui ne è la ricompensa.
  2.  La sharia è estremamente difficile da seguire, prevede molti precetti concepiti nel VII secolo e una società organizzata per seguirla. E' un sistema totalitario, bisogna essere come minimo in Arabia Saudita per poterlo seguire oggi, di certo non in Europa o in un paese non islamico. Pregare 5 volte al giorno, donne velate e sotto tutela, prescrizioni alimentari, paranoia generalizzata, polizia religiosa... forse in una società così, talmente retrograda da creare l'atmosfera dell'Arabia nel VII e VIII secolo (per i musulmani l'età dell'oro), è possibile essere buoni musulmani.
  3. Ora, chi non compie questi precetti è un cattivo musulmano. I cattivi musulmani provocano l'ira di Allah, che è tremenda. Non solo gli infedeli andranno all'inferno, che nel Corano è presente in ogni pagina, ma anche gli "ipocriti", cioè i musulmani che non rispettano i precetti di Allah. I musulmani hanno di Allah un terrore reale. Non è un padre, ma un tiranno che scaglia e maledice chi non segue i suoi precetti. Allah è misericordioso con chi segue i precetti suoi e del suo messaggero, ma odia chi non li segue, cioè odia tutti i non musulmani e i musulmani che non seguono i precetti. E' un punto di fondamentale differenza con la rivelazione ebraico-cristiana.
  4. Un giovane musulmano europeo è consapevole che andrà all'inferno. La sua vita, che scimmiotta la vacuità dei suoi coetanei occidentali, non porta a nulla. Non è un buon musulmano, vorrebbe esserlo, ma non potrà mai diventarlo.
  5. C'è una via d'uscita. Il martirio. Nell'islam chi muore in battaglia è sicuro che andrà in paradiso. Tutti i peccati e le trasgressioni sono immediatamente cancellati,
  6. Il Corano dice che darà una grande ricompensa a chi combatte per la causa di Allah, a chi uccide ed è ucciso ((9,111). Il martire musulmano non è un testimone della fede che si rifiuta di abiurare e viene ucciso per questo, ma è un combattente che muore uccidendo infedeli. 
  7. Chi sono gli infedeli? tutti i non musulmani e soprattutto i non musulmani che non si sottomettono all'islam. L'islam prevede tre categorie di uomini: i musulmani, cioè la razza padrona, i dhimmi, cioè la gente del libro, cristiani e ebrei sottomessi ed umiliati che pagano il pizzo mafioso per la "protezione", cioè diritti limitati e vita come cittadini di serie B da sfruttare economicamente, i non musulmani di qualunque tipo che non si sono sottomessi e contro il quali i musulmani sono in dovere di guerra perenne. 
  8. Morire mentre si uccidono questi ultimi è un merito che Allah ricompenserà con il paradiso, anche se nella vita precedente ci si è dati ai piaceri non in linea con la legge di Allah.
  9. Ammazzare infedeli mettendo in conto di morire nell'azione non si tratta dunque di "violenza cieca", come ripete Bergoglio dopo ogni attentato, contribuendo all'offuscamento e all'incomprensione dei motivi per cui tanti musulmani si votano al martirio. Il fatto che giovani musulmani offrano senza rimpianti a propria vita in sacrificio ad Allah e al suo profeta, seguendo l'insegnamento e l'esempio di vita di Maometto, per gettare nel terrore e nella paura gli infedeli e i loro stati, e ucciderne il maggior numero, è la via maestra per il paradiso. 
E gli altri musulmani? I moderati, i pacifici?
Una cosa è l'islam, un'altra i musulmani.  Ne scriverò in seguito.


giovedì 17 agosto 2017

Papa Francesco e l'avvenire della Chiesa

Sembra che papa Francesco abbia dichiarato che "l'avvenire della chiesa è più intorno alla parola di Dio che intorno all’eucarestia", e questa affermazione sta disturbando molti cattolici.
Io in proposito ho dei sentimenti contrastanti, e spiego perché:

  • Innanzitutto osservo che Bergoglio, nella sua incertezza teologica (per usare un eufemismo), come al solito si contraddice. Da un lato si atteggia a paladino del concilio Vaticano II, dall'altro la sua affermazione va contro una delle più celebri sentenze conciliari, e cioè che l'eucarestia è fonte e culmine della vita cristiana.
  • Il suo alter ego, il generale dei gesuiti Sosa, che è un clone di Bergoglio solo più snob e probabilmente un po' più istruito (e quindi articola meglio i suoi errori), ha detto che le parole di Gesù sono del tutto opinabili perché all'epoca non c'era il registratore.
  • In realtà l'affermazione di Francesco, intesa in senso cronologico e missionario, non sarebbe di per sè erronea, peccato che il papa l'abbia vanificata con le sue precedenti esternazioni. La fede nasce dall'ascolto della Parola, è vero che il primo passo da fare è l'evangelizzazione, cioè la predicazione del Vangelo, cioè della Parola. Bergoglio però ha detto più volte che il proselitismo è stupido e ha anche affermato che il mandato di Cristo di andare per il mondo, predicare e battezzare, può essere paragonato alla guerra santa che Maometto ha comandato ai suoi adepti. Ci si chiede allora: a quale parola pensa il papa ?
  • L'altro errore di Bergoglio è di contrapporre parola di Dio ed Eucarestia. Sono due mezzi di salvezza, non ha senso sminuire l'uno o l'altro. La Chiesa non ha mai contrapposto Vangelo e Sacramenti. Il papa deve smetterla di atteggiarsi a profeta che trova soluzioni nuove e sorprese ispirate dallo spirito. E' evidente che non ha nessun carisma di quel tipo. 
  • Il compito del papa non è quello di tirare fuori conigli dai cilindri, ma quello di costuire una remora contro le deviazioni della chiesa. Il papa non è un profeta, il ministero di Pietro è di confermare nella fede, non rinnovarla. Il ministero di Paolo (e il papa è successore anche di Paolo) è di trasmettere ciò che lui stesso ha ricevuto, cioè la fede apostolica. Ora, il problema che mi pongo è: che cosa ha ricevuto Jorge Mario Bergoglio?





mercoledì 16 agosto 2017

Evangelici e cattolici: Islam e missione

Di recente ho scoperto una serie di video su Youtube, fatti da evangelici americani, su islam e cristianesimo.

In particolare ho seguito alcuni dibattiti tenuti da un cristiano evangelico americano, David Wood, che si confronta con imam e teologi islamici sui punti di differenza fondamentali fra religione musulmana e cristianesimo.Sono rimasto molto colpito dalla competenza e dalla serietà di questo evangelico, dalla storia personale molto interessante, che dibatte e discute in maniera forte ma fondamentalmente rispettosa con la controparte islamica. I musulmani che dibattono con lui, ancorché preparati secondo i canoni dell'islam, a mio parere perdono sistematicamente.

E' interessante notare che il Corano e Maometto si pongono come antitesi del Vangelo e di Gesù Cristo. Non è un punto di vista diverso, è il contrario. Non è che col tempo, evolvendosi e purificandosi dagli estremisti (e per papa Francesco anche il cristianesimo ha i suoi terroristi che impediscono il "dialogo"), l'islam arriverà a dire le stesse cose del cristianesimo, e che il Corano e il Vangelo  (o la Bibbia) dicano circa la stessa cosa.

Il Corano riporta in modo approssimativo il Vangelo, ma ne sa abbastanza per negarne i punti fondamentali, cioà l'incarnazione del Verbo, sostituita dalla discesa  Corano come Verbo eterno  e increato di Allah fattosi libro, e la redenzione, sostituita da Maometto con la beffarda sostituzione di Gesù sulla croce che avrebbe fatto Allah con Giuda, ingannando anche i primi discepoli, e dalla autoesaltazione di Maometto stesso, che si presenta come guida e modello dei credenti.

A questo sono da aggiungere le molte contraddizioni, ambiguità e assurdità presenti nel Corano che David Wood ha studiato con serietà, andando alle fonti antiche e non alle versioni edulcorate che i propagandisti islamici e gli studiosi occidentali politically correct hanno fatto e stanno facendo dell'islam.

Questo ad esempio è il primo di una serie, di pochi minuti ciascuno, su perché un cristiano dovrebbe studiare l'islam (oltre a naturalmente la propria fede, per saperne dare le ragioni, come scritto nella Prima Lettera di Pietro) e su quali sono le basi dell'islam:



Ma non è sui contenuti che mi voglio soffermare, ma su un altro punto, e cioè la differenza fra evangelici e cattolici. I primi evangelizzano, i secondi dialogano.

Cosa dice il papa a proposito di una delle questioni  più rilevanti dell'islam, cioè la Jhad, vale a dire i dovere di conquista e lotta per la diffusione e la supremazia dell'islam?
"L’idea di conquista è inerente all’anima dell’islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni"

Cioè per papa Francesco il comando evangelico  e la spada dell'islam sono circa la stessa cosa.

E nella sua "Esortazione Apostolica" Evangelii Gaudium Bergoglio aveva affermato, contraddicendo le fonti originali dell'Islam (il corano, gli hadit e le vite di Maometto) che:
" il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza"

Siamo alle solite: il papa, nella sua estrema superficialità e incompetenza, sia dell'islam che del cristianesimo, degrada la missione cristiana a violenza, e allo stesso tempo esalta l'islam, che è la negazione stessa del Vangelo e del cristianesimo.

Da questo punto di vista sono meglio gli evangelici. Almeno sono cristiani. Almeno credono nel Vangelo. Almeno sono persone serie che si mettono a studiare l'islam e che sanno di cosa parlano.



lunedì 14 agosto 2017

Superpope?

Leggo questa deprimente notizia, cioè che la Santa sede ha dato la licenza, per sovvenzionare l'Obolo di San Pietro, per la stampa di magliette con l'immagine di Francesco come "superpope", con il solito seguito di retorica sul papa della gente e così via.

Nel corso di questo pontificato il Vaticano  ha già affittato la Cappella Sistina alla Porsche per fare ricevimenti di extralusso, ha proiettato scimmie e cammelli sulla facciata di San Pietro, affitta ai grandi marchi le facciate delle chiese in restauro a Roma.


Oltre a colpire per l'avidità, la notizia è deprimente per un altro motivo, più grave. La maglietta esprime bene l'idea degradata del papato contemporaneo.Il papa supereroe (con la patetica valigetta nera e gli scarponcini neri) innanzitutto celebra sè stesso, non celebra il ministero di Pietro né tantomeno Gesù Cristo. Superpope vuole rivolgersi a tutti come icona pop. Ma il papa non si deve presentare al mondo come un eroe, un salvatore. Il papato è un umile ministero cristiano, con il compito di confermare nella fede, non di pavoneggiarsi al mondo, oltretutto per dire le stupidaggini da incompetente che dice Bergoglio, corrette dal suo stesso segretario di stato.

Credo che ci sia un simbolo che esprime bene l'errore di fondo di papa Francesco: la Lavanda dei Piedi.

Anziché compiere l'umile servizio di lavare i piedi dei suoi più stretti collaboratori, Superpope ha deciso, contro le regole liturgiche della chiesa, di lavare i piedi a uomini e donne di ogni condizione. Non si tratta di un gesto umile, ma di un gesto presuntuoso. Nel medioevo erano i ricchi e gli aristocratici che lavavano i piedi ai poveri negli ospizi, ma almeno avevano il buon gusto di farlo di nascosto, incappucciandosi. La lavanda dei piedi che invece compivano (e compiono) i vescovi e i preti riguarda i loro collaboratori e confratelli, ed è molto più difficile lavare i piedi al proprio immediato subalterno piuttosto che a qualche sconosciuto. Per non parlare del fatto che la lavanda "dei poveri" è fatta sotto gli occhi della telecamera e con le lacrime di finta commozione dei commenti dei giornalisti prezzolati.

Infatti Bergoglio maltratta i suoi collaboratori. Muller ci ha informato di come il papa abbia licenziato in malo modo dei preti che non gli piacevano, ed è noto il diniego di Francesco di rispondere ai dubbi che qualche cardinale gli ha formulato in relazione alle sue gesuitiche novità e riscritture del Vangelo. Più facile lavare i piedi ad un emigrante che poi viene sbolognato alla Caritas e non si fa più vedere piuttosto che al Cardinal Burke che gli chiede conto di "Amoris Laetitia".

Bergoglio si sente troppo importante per fare il successore di Pietro e il lavoro noioso del papa. Preferisce mostrarsi come profeta, innovatore,  rivoluzionario strumento dello Spirito. Alla fine in cosa consistono le sue profezie? Si tratta dell'ideologia che andava di moda negli anni Settanta nei collegi dei gesuiti sudamericani: teologia della liberazione, marxismo for dummies condito con qualche citazione evangelica o dal libro dell'Esodo, qualche teologo europeo di moda nel secondo dopoguerra, che probabilmente non ha mai nemmeno letto, ma si è fatto spiegare dai suoi collaborari come Tucho Fernandez, il suo pupillo teologo autore del fondamentale trattato sull'arte di baciare e ghost writer di Amoris Laetitia.

Alla fine qual è il risultato? lo squallore del papato contemporaneo, la fuga di massa dei fedeli dalla chiesa che tenta di inseguire il mondo, il degrado dei vertici della chiesa.

Qual è la nota positiva? Mai come oggi si è consapevoli della crisi della chiesa, anche se i vescovi fanno di tutto per nasconderla. Se il prossimo papa sarà una persona seria, che crede nel vangelo e non nelle glosse dei teologi contemporanei e celebra la liturgia in spirito e verità, e non come vorrebbero i liturgisti postconciliari, avrà davanti a sè un lavoro immenso da compiere, ma anche molti laici disposti a seguirlo, non come un superpope o un salvatore, ma con rispetto e spirito critico.



lunedì 31 luglio 2017

Papa Francesco e il martirio

"Ricordiamo oggi P. Jacques Hamel che, insieme a tanti altri martiri del nostro tempo, ha speso la sua vita al servizio degli altri."

Questo è ciò che ha detto papa Francesco per ricordare il sacerdote ucciso da due militanti islamisti nella parrocchia francese

Martire del nostro tempo? Perché non dire martire per la fede, ucciso perché cristiano. Martire del nostro tempo non significa nulla.

Ha speso la sua vita a servizio degli altri? E' vero, ma parziale. E' un prete, non un sindacalista o una guida scout. Un sacerdote spende la sua vita a servizio di Dio, predicando il Vangelo agli uomini, anche ai musulmani, che hanno bisogno di ascoltare il Vangelo (e non il Corano), come tutti gli uomini. Ma per Bergoglio il proselitismo è una sciocchezza.

Bergoglio non dice perché e da chi padre Hamel è stato ucciso.

E' stato ucciso da due martiri islamici, che seguendo il Corano, hanno cercato la via di Allah uccidendo e venendo uccisi, guadagnando così il paradiso islamico (Corano 4,74)

Padre Hamel è stato ucciso perchè prete cristiano, da due musulmani che hanno trovato nel Corano la giustificazione per l'atto violento, perché Allah è più grande, e perché morendo durante l'azione, secondo il Corano, diventano martiri e vanno diretti in paradiso, dove avranno a disposizione le famose vergini  e potranno bere vino in continuazione senza avere mal di testa. (Corano cap 56)

Se papa Francesco dicesse il vero motivo per cui padre Hamel è stato martirizzato e confutasse la falsa religione che spinge tante persone al suicidio-omicidio, in nome di una falso profeta e un falso dio, renderebbe servizio alla verità e al suo ministero. Non lo fa perché teme l'impopolarità, come è successo a Benedetto XVI, che a Ratisbona ha detto la verità sull'islam, e poco dopo ciò che ha detto è stato ulteriormente verificato dalla nascita dello Stato Islamico dell'Isis, a cui aderivano gli assassini del sacerdote. Non solo Bergoglio teme l'impopolarità, ma sarebbe in contrasto con la nuova religione che si è costruito, composta da tante verità contraddittorie e da tante religione più o meno tutte uguali.

Questo papa viene meno al primo compito di un papa, che è quello di confermare nella fede. E' un papa inutile, un pessimo papa. Se avesse un minimo di senso di responsabilità si sarebbe dimesso da tempo, ma non lo ha. Troppo narcisista e demagogo per vedere il risultato dei suoi discorsi raffazzonati e improvvisati. Troppo ignorante e presuntuoso per capire dove sta portando la chiesa con le sue "novità" e la sua guida.

mercoledì 19 luglio 2017

Il coro di Ratisbona e Vatican Insider

A proposito della vicenda delle accuse di violenza e pedofilia nel coro di Ratisbona, Tornielli ha scritto un articolo imbarazzato in cui prende le difese dei Ratzinger, e accusa chi "strumentalizza" la vicenda.

Peccato che su Vatican Insider, nell'articolo di Salvatore Cernuzio, si riportano anche le accuse a Muller da parte della Collins quando era alla CDF, legando le due vicende:

" aver fatto poco per la lotta alla pedofilia in Vaticano, anzi, a volte di aver intralciato il lavoro del team istituito da Papa Francesco. Ed anche su questa vicenda Müller era stato accusato di mala gestione, nonostante sette anni fa avesse ammesso pubblicamente i crimini. "

Cioè, Muller ha ammesso i crimini? Quali crimini, quelli di pedofilia? Li ha commessi lui?
L'articolo è ambiguo e insinuante.

Di Georg Ratzinger si dice che non era in carica all'epoca delle violenze sesssuali, però si riportano le accuse di non dire la verità e di non avere fatto nulla per fermare le violenze, come se fosse coinvolto, aggiungendo che:

"In ogni caso non è Georg Ratzinger il principale accusato della vicenda."
Da cui sembra che sia stato comunque connivente.

La conclusione?
"Quello pubblicato oggi che mostra il volto più orribile del coro che, con oltre mille anni di storia, è probabilmente il più antico del mondo. "

Invece Tornielli afferma nel suo articolo:

"Ma l'associazione di quel nome (Ratzinger) agli abusi sessuali nei titoli (seppur formalmente corretti) dei media sembra suggerire una qualche sua responsabilità negli abusi stessi. Responsabilità che invece non c'è. "

La critica andrebbe rivolta a Vatican Insider, che non solo nei titoli, ma nella sostanza e nelle immagini scelte non si limita a informare, ma dà una chiave interpretativa della vicenda, la peggiore possibile sia per Muller che per Ratzinger.

Riporto il titolo di Vatican Insider sulla vicenda:

"Ratisbona, 547 bambini del coro del Duomo vittime di abusi
Il rapporto finale presentato dall’avvocato Ulrich Weber e divulgato dai media tedeschi: 49 colpevoli sono stati identificati. Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI, fu direttore dell'ensemble per trent'anni. Il legale: «Lui sapeva e ha chiuso gli occhi»


Per Tornielli, chiedersi perché tanta scorrettezza informativa nei confronti di Muller (appena licenziato in malo modo) e Ratzinger da parte di un sito specializzato in Vaticano e portavoce semiufficiale del papa è "patetico". Nel blog  di Tosatti  ci sono molti commenti sopra le righe, ma trovo molto più grave il giornalismo fazioso e maramaldeggiante  di Vatican Insider che l'ingenuo complottismo apocalittico di alcuni commentatori di questo blog.

martedì 16 maggio 2017

Il papa e Asia Bibi

Sono anni che Asia Bibi è in prigione,

Asia Bibi è una cristiana imprigionata dai musulmani pachistani sulla base di una ridicola accusa di blasfemia che potrebbe costarle la vita.
Sono anni che molte organizzazioni cristiane cercano di liberarla, ma invano.
Essendo cattolica ed essendo il suo caso esemplare, in molti si sono rivolti al papa, che ha così alta stima dell'islam, ma il papa non ha mai detto nulla.
Una volta si è cercato di organizzare un incontro in Piazza san Pietro, ecco quale è stato il penoso risultato:




Il papa però non manca di rimproverare i cristiani, nel suo solito modo obliquo e indiretto, di non amare abbastanza i musulmani.

Ecco qui un patetico video patinato sponsorizzato da papa Francesco in cui il papa dice che le religioni sono tutte uguali. Date queste premesse, Allah, Maometto, Budda, Gesù, la dea Kalì, sono tutte marionette di un teatrino religioso, di cui il papa crede di essere un pezzo importante. Un burattinaio, forse il più importante, fra i vari burattinai delle religioni del mondo.


 Molto istruttivo per capire che cosa è la Chiesa di Francesco



domenica 14 maggio 2017

Fatima: perché andarci?

Papa Francesco è andato a Fatima a canonizzare i veggenti. C'è chi ha messo giustamente in rilievo come il papa abbia di fatto sorvolato sul messaggio di Fatima, cioè la necessità della conversione e la realtà dell'inferno, per propagandare la nuova versione del cattolicesimo di cui si fa promotore.
In realtà non è una visione tanto nuova, si tratta di una forma involgarita di luteranesimo, probabilmente in voga in sudamerica, dove mi dicono ci sia un proliferare di sette e chiesuole che si ispirano alla Riforma dellEuropa settentrionale, ma dalla teologia piuttosto incerta.

Vorrei soffermarmi sul linguaggio che utilizza il papa.

Nell'immancabile intervista sull'aereo, in cui il papa dà il meglio di se, i pastorelli non sono più veggenti ma "comunicatori"

"Fatima è un messaggio di pace portato all’umanità da tre grandi comunicatori che avevano meno di 13 anni."
 
Che cosa è un comunicatore? E' uno che parla, che dice quello che pensa. I pastorelli non sono veggenti, cioè latori di un messaggio soprannaturale, pur se esposto in termini"naturali", ma dei comunicatori che vogliono dare un messaggio, un consiglio per l'acquisto.  Il messaggio ce lo confeziona il papa:  non la conversione dei popoli, ma la pace. Ogni popolo si tenga il proprio idolo, il proprio profeta impostore o il proprio nulla, ma in concordia. Anzi, il papa ci informa che un ateo gli ha detto che i cristiani non amano abbastanza i musulmani:

"Prima di imbarcarmi sul volo da Roma ho ricevuto degli scienziati di varie religioni che partecipavano a un convegno all’osservatorio vaticano. Un ateo, senza dirmi da che Paese veniva, mi ha salutato così: “Io sono ateo! Le chiedo un favore: dica ai cristiani che amino di più i musulmani”. Questo è un messaggio di pace!».

Ma che senso ha? il papa dice ai cattolici che un ateo gli ha detto  che bisogna amare di piùi musulmani? Il fatto di essere ateo rende lo scienziato più autorevole? Se l'ateo avesse detto, come dovrebbe fare in onestà, che Dio non esiste, allora dovremmo smettere di credere?

Inoltre da un punto di vista cristiano, amare un musulmano significa annunciargli il vangelo e liberarlo dalla sottomissione al Corano e dall'imitazione dello pseudoprofeta Maometto, il cui esempio comporta fra l'altro la persecuzione dei cristiani, come autorevolmente ci insegna la facoltà di Al Azhar, che ha sentenziato che chi si converte al cristianesimo va ucciso, e il cui rettore il papa non manca di esaltare e sbaciucchiare. Ma il papa si guarda bene dal parlare di annuncio del vangelo, anzi per lui il proselitismo è male. 

Infine sulla misericordia, il papa, in occasione della sua omelia a Fatima,  la oppone alla giustizia, in puro stile luterano:



«Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio – ha ricordato il Pontefice - e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso su di sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò il peccato, ma ha pagato per noi sulla croce». Ecco perché «siamo liberi dai nostri peccati» e «mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato».

In conclusione, se il papa non crede a Fatima, perché ci è andato? per il bagno di folla? Dei cattolici gli piace solo il numero?
Se pensa che i luterani abbiano ragione, perché non si fa luterano fino in fondo, e rinuncia al papato? Vuole la botte piena e la moglie ubriaca?

Io trovo che il suo più grosso problema sia la mancanza di onestà intellettuale.

venerdì 10 marzo 2017

Ancora il gesuita Sosa e la sua visione di chiesa

Padre Sosa, l'alter ego di papa Francesco e suo generale dei gesuiti, ha una qualità che papa Francesco non ha: sa illustrare più chiaramente la devastante visione ecclesiologica e politica di quanto non faccia il papa, se non altro perché è in grado di fare un discorso più articolato.
ha appena rilasciato un'altra intervista riportata da Vatican Insider, da cui si evince facilmente come per i gesuiti la teologia, o meglio la religione, sia un'ancella della politica.

I temi sono i soliti dei progressisti: i muri e i ponti, il femminismo con la vecchia retorica sulla "rabbia" come motore per le riforme. L'Islam come religione di pace anche se i fatti dicono il contrario, il diritto ad emigrare anche quando si tratta di emigrazioni di massa (io mi preoccuperei piuttosto del diritto a non emigrare, io trovo inumano che interi popoli debbano fuggire, e lavorerei più sulle cause degli spostamenti, non sugli effetti).

Come politico Sosa è pessimo: gran parte delle sue soluzioni sono sbagliate. La cosa tragica è che, nella chiesa di Francesco, le idee politiche di questi personaggi vengono propinate come se fossero il Vangelo dei nostri giorni. A mio parere si tratta di un'usurpazione. Perché Sosa non ha fatto il politico, lottando nell'agone civile ad armi pari con altri politici con idee diverse dalle sue, e invece ha fatto il sacerdote? Perché usa il sacerdozio per diffondere le sue idee politiche?
Io ho l'impressione che gli ordini religiosi, in grave crisi vocazionale, siano diventati dei rifugi per chi vuole avere un palcoscenico mondano senza fare lo sforzo di competere nel mondo civile. Gli ordini religiosi come i gesuiti sono ormai delle carcasse vuolte, ma con molti mezzi e prebende. Se prima le rendite servivano a 100 "fratelli", adesso ce ne sono attivi si e no 6 o 7. E' molto più facile emergere fra i gesuiti che nel mondo della politica, dove i concorrenti sono molti. Si parassita sulle spoglie di una antico ordine religioso, che da tempo a perso il suo sapore e che sarebbe meglio sopprimere completamente e devolvere  le sue rendite a cause migliori, facendo conto sull'ancora rimanente rispetto che viene solitamente dato agli "uomini di chiesa" per fare il politico che altrimenti non avrebbe uditorio perché troppo mediocre.

Tornando all'intervista, vorrei però evidenziare una perla di Sosa, che dice a proposito di un "evento" organizzato dai gesuiti pensato per l'emancipazione della donna:

"L’evento vedrà anche una tavola rotonda di donne che discuteranno la necessità per una maggiore leaderhip femminile nella Chiesa. «Le organizzazioni e le istituzioni, compresa la Chiesa, possono divenire davvero efficaci solo se le donne e gli uomini partecipano alla pari». 

Ecco la sua visione di chiesa: una organizzazionie puramente umana, che va riformata come se si riformasse l'organigramma di una società per azioni. Non c'è nulla di soprannaturale nel modello di Sosa. La chiesa è una istituzione che deve essere plasmata e modificata a seconda delle ideologie correnti. La chiesa è poco più di un'ente pubblico, di cui lui è riuscito a raggiungere i vertici, ed ha la stessa sacralità di una giunta regionale o dell'INPS. 
E una constatazione molto triste. E papa Francesco ha evidentemente molta stima di questo signore, argentino come lui, che ha messo a capo del suo stesso ordine religioso.

domenica 5 marzo 2017

Il papa gesuita e il vangelo



Papa Francesco, in una delle sue  omelie di Santa Marta , fa una esegesi a mio parere che piega ideologiamente il senso delle parole di Gesù. Temo che sia emblematica del suo modo di fare del tutto autoreferenziale, per cui arriva a dire sempre le stesse cose anche quando il vangelo dice esasttamente l'opposto di quello che ripete ossessivamente.

Commentando il famoso passo in cui Gesù risponde a delle domande dei farisei e degli apostoli, e dichiara che non è lecito che l'uomo divida ciò che Dio unisce, che cosa dice Francesco? Alza una cortina fumogena e alla fine sembra che Gesù sia come lui, ambiguo e confuso:

“Gesù non risponde se sia lecito o non è lecito; non entra nella loro logica casistica. Perché loro pensavano soltanto alla fede in termini di ‘si può’ o ‘non si può’, fino a dove si può, fino a dove non si può. Quella logica della casistica: Gesù non ci entra, in questo. E rivolge una domanda: ‘Ma che cosa vi ha ordinato Mosè? Che cosa è nella vostra Legge?’. E loro spiegano il permesso che ha dato Mosè per ripudiare la moglie, e sono loro a cadere nel tranello, proprio. Perché Gesù li qualifica ‘duri di cuore’: ‘Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma’, e dice la verità. Senza casistica. Senza permessi. La verità”.

Avete capito? Io non molto. Cosa c'entra la casistica, che è una cosa tipica dei gesuiti? Se Francesco non sopporta la casistica, perché si è fatto gesuita? Perché la tira fuori sempre anche quando non c'entra nulla? I farisei e gli apostoli fanno delle domande a Gesù sul matrimonio e l'indissolubilità, Gesù risponde in modo chiaro dicendo cosa è lecito e cosa no. A Bergoglio non piace, scrive l'Amoris laetitia e con una noticina nega ciò che dice Gesù, invitando a vedere caso per caso, fa della casistica a tutto spiano chiamandola discernimento e poi non sopporta la casistica. Ma che senso ha? Ecco come sviluppa la sua tirata:

"...La casistica è ipocrita. E’ un pensiero ipocrita. ‘Si può – non si può’ … che poi diventa più sottile, più diabolico: ma fino a chi posso? Ma di qui a qui, non posso. E’ l’inganno della casistica.”

“Quando la tentazione ti tocca il cuore, questo cammino di uscire dalla casistica alla verità e alla misericordia, non è facile: ci vuole la grazia di Dio perché ci aiuti ad andare così avanti. E dobbiamo chiederla sempre. ‘Signore, che io sia giusto, ma giusto con misericordia’. Non giusto, coperto dalla casistica. Giusto nella misericordia. Come sei Tu. Giusto nella misericordia. Poi, uno di mentalità casistica può domandare: ‘Ma, che cosa è più importante, in Dio? Giustizia o misericordia?’. Anche, è un pensiero malato, che cerca di uscire … Cosa è più importante? Non sono due: è uno solo, una sola cosa. In Dio, giustizia è misericordia e misericordia è giustizia. Il Signore ci aiuti a capire questa strada, che non è facile, ma ci farà felici, a noi, e farà felice tanta gente.”

 Ma cosa ha voluto dire? Di certo non quello che ha detto Gesù, che è chiarissimo. Gesù dà un comandamento, Francesco nega che sia un comandamento e sproloquia di giustizia e misericordia, come se agire con giustizia non fosse al tempo stesso un' azione di misericordia.

"Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;  per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.  Sicché non sono più due, ma una sola carne.  L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».  Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:  «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei;  se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio». Mc 10 5-12

Il papa evidentemente non sa cosa dire su un passo che è tutt'altro che ambiguo e mette in crisi le sue riforme e le sue "profezie". Devo dire che non riesco a capire se la sua totale mancanza di lucidità sia involontaria oppure un trucco gesuitico per offuscare un passo scomodo del vangelo. Sarebbe stato più dignitoso se fosse rimasto in silenzio e non avesse commentato questo brano evangelico.

venerdì 3 marzo 2017

Dio, Budda, Allah, Pannella cosa cambia?

Quando, fra qulache secolo, gli storici della chiesa vorranno documentare la grave decadenza del papato sotto il pontificato di Francesco, penso che mostreranno i terribili video dell  '"apostolato della preghiera".

Ricordo che da bambino in parrocchia si trovavano dei fogliettini con delle preghierine (a me sembravano tali, un po' noiose) per dei popoli lontani: preghiarmo per le suore in Congo, per i missionari in Amazzonia, per l'educazione dei fanciulli ( termine che si usava solo in chiesa) e così via. Sotto Francesco si  sono  modernizzati,  aadesso sono dei video ben curati, suppongo pagati profumatamente a qualche agenzia pubblicitaria. Sono a mio parere degli ottimi esempi della superficialità, banalità e anticristianesimo del pensiero del papa.
Non ne ho visti molti perché mi disgustano esteticamente e teologicamente, ma penso che questo, dell'anno scorso, sia terrificante: 
Intenzioni di preghiera di papa Francesco, gennaio 2016

Si vede papa Francesco nei panni del nonnetto saggio che esprime pillole di Bergoglio-pensiero con la voce suadente da gesuita che sta attirando una vittima nella trappola.


Ci sono un ebreo, una buddista, un musulmano e un prete.  I quattro "leaders" blaterano dell'ammore e poi presentano le proprie cianfrusaglie religiose, in segno di pace. Come paccottiglia cristiana il prete offre una statuina del presepe, strano che non abbia presentato Babbo Natale o un ovetto kinder, il livello è questo. Alla fine compare papa Francesco e dice che tante sono le religioni tante le  vie, ma c'è l'ammore  e siamo tutti figli di Dio.

Ma che bella supereligione, perfetta per un meeting dell'ONU! Ma a qualcuno può piacere questo kitsch religioso? A me fa venire in mente "Il trattato dei tre impostori" (in questo caso quattro).

A me pare che la chiesa abbia sempre meno da dire. Per papa Francesco, in cerca di popolarità, il messaggio cristiano è diventato una delle tante vie dell'Ammore.
Il Presidente dellla Pontificia Accademia per la Vita, azzerata da Francesco per fare posto al suo protetto mons Paglia, elogia pubblicamente Marco Pannella, in sintonia con il suo capo, il papa, che ha fatto lo stesso con Emma Bonino.

Se dal punto di vista religioso il cattolicesimo secondo Francesco non ha più nulla da dire rispetto alle religioni mondiali, puri prodotti culturali dell'uomo, dal punto di vista etico non ha più nulla da dire rispetto al Partito Radicale.

A me pare che le attuali gerarchie vaticane, a partire dal papa, manchino di senso di responsabilità, non sappiano che cosa sia il ministero cristiano, vedano il popolo di Dio e la Chiesa come una opportunità per nutrire il loro ego di pseudo riformatori e pseudo profeti delle loro vanità intellettuali e personali.

Non posso che augurare al papa una totale conversione.


venerdì 24 febbraio 2017

Il bicchiere mezzo pieno

Volendo trovare un lato positivo alla terribile situazione della chiesa contemporanea, penso che si possano fare alcune considerazioni:

1) Papa Francesco non nasce dal nulla. La chiesa era già estremamente corrotta e mondanizzata prima di lui. La fazione che lui rappresenta, quella che si potrebbe definire degli ex sessantottini ecclesiastici, ha finalmente avuto il potere. La domanda è: cosa ne ha fatto?
Ne ha abusato: ha mostrato al mondo la propria distanza dal vangelo, la propria arroganza, la propria ignoranza, incompetenza e intolleranza.
Per ora, grazie alla favorevole e interessata copertura mediatica che si tratti di falliti non è ancora di dominio univesale, ma chi è sano di mente e vede nella chiesa qualcosa di più che una forma di folclore irrilevante, ma qualcosa di sacro, non può  non rimanere esterrefatto dalle pagliacciate e dalla violenza verbale verso i dissidenti  che ogni giorno ci vengono propinate da Casa Santa Marta e da Piazza san Pietro. Hanno finalmente il potere, e ora mostrano al mondo di che pasta sono fatti.

In realtà avevano moltissimo potere anche prima. Sono loro che hanno boicottato le riforme di papa Benedetto, cioè il fatto che nella chiesa si poteva finalmente cominciare a fare un bilancio delle scelte degli ultimi decenni, ma un certo conservatorismo e buon senso della sede di Pietro aveva bene o male impedito di negare esplicitamente la fede cattolica come ha appena fatto il generale dei gesuiti scelto da Francesco.  In Sudamerica, la cui chiesa è in mano a questi arroganti, la chiesa è allo sfacelo e perde fedeil in percentuali altissime ogni anno. In diverse regioni d'Europa, dove molte delle peggiori  idee sono state partorite (negli anni sessanta), la chiesa è quasi del tutto estinta.

2) In questi decenni di postconcilio la fazione sessantottina ha fatto di tutto per impedire ogni dibattito su cosa avesse veramente voluto dire il concilio, perché se il dibattito avesse avuto luogo, le carriere dei sessantotini e dei loro epigoni si sarebbero bloccate. I vari monsignori, segretari di conferenze episcopali, arcivescovi e generali di ordini religiosi di cui si è circondato Francesco brillano per la loro nullità intellettuale e morale. E' proprio del tiranno circondarsi di mediocri yesmen, che non possano oscurare la mediocrità del tiranno stesso. Del resto il gesuita coi baffetti che sulla storia della chiesa e la verdidicità delle scritture fa le affermazioni che ha fatto, oltre a dimostrare la poca fede dimostra anche la non conoscenza delle scienze bibliche e una totale povertà argomentativa. Una persona seria con quelle idee non avrebbe dovuto fare il generale dei gesuiti, manco il sacerdote, ma un mestiere laico. Temo che si possa dire lo stesso del papa.

Con papa Benedetto avevano preso voce i controrivoluzionari, coloro che si oppongono alle riforme del concilio Vaticano II. Ora,il dibattito su questi temi è fondamentale, ma non deve essere lasciato ad una fazione. I temi della riforma liturgica e della riforma della riforma, del rapporto con le religioni non cristiane, in particolare con i persecutori tradizionali e contemporanei della chiesa cioè l'islam, il tema dell'ecumenismo, sono troppo importanti per lasciarli in esclusiva ai tradizionalisti, che hanno avuto comunque il merito di avere esercitato uno spirito critico verso la gestione ambigua degli anni precedenti.

Ora che con la chiesa di Francesco la gestione non è più ambigua ma esplicitamente catastrofica, occorre che anche il cristiano medio, quello delle parrocchie, si assuma la responsabilità di riflettere su cosa significhi essere cristiano e si renda conto gli slogan imbecilli, come quelli sul falso dialogo, il discernimento, la nuova primavera dello spirito e il  culto del papa, e le frase fatte che non vogliono dire nulla e di cui si riempiono la bocca vescovi e cardinali non bastano più e che occorre tornare ai fondamenti della chiesa e pensare seriamente al percorso che è stato fatto fino ad oggi. Papa Francesco e la sua corte di clown fanno di tutto per impedire il dibattito e il confronto. L'insulto è il loro modo per rispodnere alle domande. Se oggi vescovi e papa sono quello che sono, autoreferenziali, arroganti e più dannosi che utili per confermare nella fede, perché si è arrivati a questo punto? Che cosa non ha funzionato?

In conclusione questo è un tempo di prova, in cui i nodi sono venuti al pettine. Assieme al male dei pagliacci di San Pietro forse ci potrà essere il bene della caduta dei paraocchi.

giovedì 23 febbraio 2017

Consigli per il papa

Leggo dal blog di Socci che il vescovo Paglia, messo da papa Francesco a capo della Pontificia Accademia per la Vita, ha smisuratamente elogiato Marco Pannella, come papa Francesco aveva fatto a suo tempo con Emma Bonino. Ma cosa pensano di ottenere? Se sono convinti di ciò che dicono e sono consapevoli di cosa hanno fatto i loro eroi, significa solo che non sono più cristiani. Se invece è una tattica, è disonesta e comunque non porterà a nulla. C'è una terza ipotesi, che siano degli inetti, dei falliti  (credo che una certa esperienza in materia già ce l'abbiano) che non sanno quello che fanno, totalmente inadeguati per il loro ruolo.

E' l'ennesima conferma, appena dopo la demenziale intervista del suo  generale dei gesuiti coi baffetti, che il papa è un disastro, sia quando dice le cose lui, sia quando sceglie le persone, che lo prendono a modello  nel fare le peggiori affermazioni. Cosa fare? Se avesse un minimo di senso di responsabilità dovrebbe dimettersi. Tuttavia io penso che dovrebbe rimanere dove la provvidenza, per altamente imprescrutabili motivi (probabilmente  per punirci) ha voluto che finisse, perché l'esperienza di Benedetto insegna che le dimissioni sono catastrofiche (già a Celestino V era succeduto Bonifacio VIII), e un papa peggiore di questo, per quanto difficile da immaginarsi,  sarebbe un ulteriore abisso.

Dovrebbe invece veramente soprenderci con una conversione, diventare  umile (non lo è  per nulla, anzi ha un ego smisurato, si percepisce ad ogni intervista che rilascia) e quindi prudente.
Purtroppo oltretutto questo papa non ha doti umane, non ha cultura, non ha intelligenza, non sa fare nulla se non furbizie e intrallazzi. Se si convertisse e diventasse un papa serio dovrebbe avere l'umiltà di circondarsi di persone intelligenti che lo guidino nel governo della chiesa, perché lui è inetto.
Dovrebbe, come papa Benedetto, diventare contemplativo, però mostrarsi in pubblico e partecipare alle liturgie pontificie, organizzate dal cardinal Sarah, ma per il resto non fare nulla senza avere sentito il parere di persone più sagge e più sante di lui. O chissà che con la conversione non riceva dei doni speciali come con gli apostoli...

Dovrebbe però anche a chiedere perdono alla chiesa per il modo in cui ha trattato i cristiani e per il danno arrecatole finora, dovuto alla sua vanità e alla sua voglia di farsi bello agli occhi del mondo denigrando i cristiani e la fede.

Infine dovrebbe mostrare alla chiesa il suo pentimento e la sua intenzione di cambiare vita cambiando anche il nome. Francesco non è il nome adatto per lui, è stata un'altra furbizia e disonesta mascherata  quella di prendere il nome del più rispettato santo nella chiesa cattolica, considerato un Alter Christus, un nome che nemmeno i papi di provenienza francescana hanno mai osato prendere. Si faccia chiamare Ignazio, come il fondatore del suo ordine. Non voglia apparire quello che non è. Finora ha mostrato tutti i vizi a torto o a ragione tradizionalmente ascritti ai  gesuiti (intrigo, doppiezza, ambiguità, spregiudicatezza) senza le virtù (cultura, serietà, impegno, spirito di sacrificio). Cambiando il nome chieda anche l'intercessione del santo perché diventi un papa degno, un vero successore di Pietro.

lunedì 20 febbraio 2017

L'intervista a padre Sosa, generale dei gesuiti di papa Francesco

Terrificante l'intervista al nuovo generale dei gesuiti, l'argentino padre Sosa scelto da papa Francesco.
Ne posto alcuni estratti dal sito Rossoporpora

Alla domanda perché la chiesa sudamericana stia perdendo così tanti fedeli, il gesuita risponde trionfalmente:

"La Chiesa latino-americana ha ormai superato questa fase storica. Oggi i cattolici sono di meno rispetto a un tempo, ma più convinti. Certo la sfida è enorme e la Chiesa è in concorrenza con altre entità che offrono risposte ai bisogni religiosi dell’uomo, non solo cristiane. Anche i musulmani sono in crescita…
Nel Messico… 
Pure in Argentina e in diversi altri Stati. Però, lo ribadisco, oggi la Chiesa cattolica in America latina è più attrezzata per far fronte con coerenza alle sfide sociali, senza puntare ai numeri…. Parla forse di numeri il Vangelo?
Siate lievito…
E il lievito farà il suo lavoro. Non si tratta di contare i milioni di fedeli. E’ molto più importante se rendiamo un servizio di vera evangelizzazione, che cambia radicalmente le persone.  "

Falliscono, ma è un trionfo. Perdono fedeli, ma sono migliori  di prima (come faccia a saperlo che sono migliori non lo spiega). Che faccia tosta, che ipocrisia...

Poi la popolatria: Bergoglio è il nuovo messia, chi non lo segue è out, un fariseo...

Si percepisce già il cambiamento auspicato e stimolato da papa Bergoglio oppure no? 
E’ una questione anche di localizzazione non solo geografica. La mia percezione è che nel mondo meno clericalizzato l’agire di papa Francesco sia accolto come una buona notizia e cambi la vita: la Chiesa apre le finestre…
Che significa mondo ‘meno clericalizzato’?
Quello meno attaccato ai legalismi ‘farisaici’. Quando la legge si converte in culto, la figura del sacerdote si sclerotizza. La legge diventa allora uno strumento di potere, che annulla la libertà personale di scegliere il cammino cristiano.

Poi blatera di potere. Accusa  di fondamentalismo chi non adora il papa, come i musulmani che mettono le bombe, e  siccome Gesù non ha usato il registratore, allora le parole del vangelo vanno relativizzate e contestualizzate (e chi è che è autorizzato a contestualizare? I gesuiti al potere , ovviamente!). Leggete l'intervista per credere.

Poi prosegue in un crescendo di temi bergogliani: no alla dottrina, sì al discernimento, rimanendo sempre sull'astratto: insegna che la dottrina è subordinata al discernimento, che è lo spirito (lui usa la maiuscola, ma per rispetto non la uso).
Lo spirito è il prezzemolo che serve per far accettare tutte le allucinazioni della "gerarchia", che odia farsi chiamare tale, ma che pretende di essere obbedita molto peggio di prima.
Comodo no? Questi sacerdoti che non vogliono più essere sacerdoti fingono di essere democratici, però bisogna fare come vogliono loro sennò non discerni lo spirito. Quando si tratta di avere responsabilità e di rispondere dei propri atti (ad esempio dei numeri fallimentari, sì, proprio dei volgari numeri dei fedeli che si allontanano definitivamente dalla chiesa) si nascondono dietro il popolo di Dio. Quando si tratta di discernere (cioè di comandare, nella loro neolingua), ecco che lo spirito di profezia si posa su di loro, e per chi non obbedisce sono pronti i rancorosi insulti del repertorio a cui ci ha abituato papa Francesco.

Non è un bello spettacolo. Per fortuna che i gesuiti si stanno estinguendo, solo un folle potrebbe entrare in un ordine così corrotto. Ci sono probabailmente ancora dei gesuiti seri, sopravvissuti alla deriva anticristiana della compagnia., ma da questa intervista si coglie come l'ordine sia ormai in rovina irrecuperabile. Peccato, non che la spiritualità gesuita mi abbia mai attratto particolarmente anche quando era ancora volta alla maggior gloria di Dio, ma riconosco che storicamente i gesuiti hanno dato un grande contributo alla cultura. Da questa intervista si coglie invece come, oltre a non avere fede, i gesuiti hanno smesso anche di pensare in modo razionale. E' rimasta solo la brama di potere, mascherata da filantropia. Purtroppo nella loro rovina stanno trascinando l'intera chiesa.

domenica 19 febbraio 2017

Muri e ponti e il papa all'università

Da parte della fazione capeggiata da papa Francesco (è un linguaggio cinico, ma il papa ha smesso da tempo i panni del "padre" per diventare il capo di un partito in lotta contro i "conservatori" per la riforma della chiesa) si sente spesso ripetere che la chiesa non deve costruire muri, ma ponti, come se fosse un comando evangelico.
Il papa è un pontefice secondo la tradizionale etimologia, cioè un costruttore di ponti?
Osserviamo che il titolo di pontefice è un'eredità dell'impero romano. La carica di pontifex maximus era una magistratura romana, che divenne carica imperiale e come tale donata al vescovo di Roma quando l'impero divenne cristiano. Non è un termine biblico o evangelico.
Nella Bibbia le mura della città non sono considerate in sè negative, fanno parte del paesaggio. Gli ebrei costruivano mura, i cristiani hanno per secoli recintato le città per difendersi dagli invasori, la Gerusalemme celeste è cinta da mura salde e possenti. La retorica papale su mura e ponti è quindi del tutto moderna. Se significa semplicemente che non bisogna avere un atteggiamento di chiusura e pregiudizio verso il prossimo, lo straniero, va bene, rientra nell'alveo della tradizione omiletica cristiana, ripetuta dal papa in termini ossessivi e senza variazioni, ma l'ospitalità è un importante valore cristiano.
Il papa però ha una visione ideologica sulla grande emigrazione di massa che sta sconvolgendo il nostro secolo. Nel suo discorso all'università di Roma ha ideologicamente affermato che l'emigrazione di massa è positiva:

"A proposito di identità cristiana dell'Europa e di paura che se venga gente di altra cultura perdiamo l'identità europea, io mi domando quante invasioni ha avuto l'Europa dall'inizio a qui? L'Europa è stata fatta di invasioni e migrazioni, voi sapete meglio di me che l'Europa è stata fatta artigianalmente, così le migrazioni sono un percorso, sono una sfida per crescere"

Poi aggiunge, a prova della sua affermazione, che a me pare la confuti, ma per papa Francesco il principio di non contraddizione è roba da rigidi:

"i ragazzi che hanno fatto la strage a Zaventem erano belgi: nati in Belgio, immigrati di seconda generazione, ghettizzati non integrati"

Ora, il papa, nella sua abissale ignoranza, dice che l'Europa si è formata integrando le invasioni e le migrazioni. Il  discorso è molto più complesso.

Quando l'Europa ha subito le invasioni barbariche, l'Europa non c'era. C'era l'impero romano, che era mediterraneo, non europeo. 
Le invasioni sono state di due tipi, i barbari germanici a nord, a partire dal V secolo, e gli arabi, a sud, dal VII.
I primi erano pagani o cristiani, sia pure ariani o di altre varietà. I secondi musulmani,
I primi, nel corso di qualche secolo, sono diventati cristiani latini, si sono romanizzati e, alle soglie dell'anno mille, dopo l'esperienza caroligia, si può parlare di Europa più o meno in senso proprio, che coincide con la cristianità latina. Europa e cristianesimo sono due termini correlati, quando ci riferiamo alla formazione dell'Europa. Da questo momento in poi abbiamo avuto un prodigioso sviluppo: lo splendore del medioevo romanico e gotico, il rinascimento, le scoperte scientifiche, la filosofia e la musica...

Invece dove si  sono stanziati i musulmani, nei territori in cui si parlava greco, latino e siriaco (Egitto, Siria,  Nordafrica, Asia minore), in poco tempo sono stati quasi cancellato i legami che univano le due sponde del Mediterraneo e l'eredità classica. Il mondo islamico per secoli ha costituito una minaccia costante per l'Europa: fino all'800 città come Tunisi o Algeri erano grandi mercati di schiavi rapiti nelle coste europee, i cristiani soggiogati dagli arabi prima e dai turchi poi non hanno mai potuto praticare in libertà la loro religione (checché se ne dica il contrario) e lo sviluppo civile di quei territori è tremendamente regredito anche solo rispetto alla situazione del VII secolo,  prima dell'arrivo degli arabi. Pensiamo alle rovine delle città divenute cristiane come Palmira, Alessandria, Efeso o Antiochia  che ancora oggi ammiriamo e che gli eredi dei fanatici califfi del VII secolo cercano tuttora di distruggere. O pensiamo alla intollerante teocrazia che governa l'Arabia Saudita, lo stato islamico per eccellenza, verso il quale tutti i musulmani si volgono, come un corpo unico, 5 volte al giorno, per adorare il sacro betilo della Mecca.

Ora, il papa afferma che per l'Europa è possibile integrare l'Islam in europa perché la storia lo dimostrerebbe. La storia dimostra esattamente il contrario. Lo storico Henry Pirenne diceva che gli artefici dell'Europa sono stati due: Carlo Magno e Maometto. Il primo ha costruito il suo regno sulla base della cultura classica e della religione cristiana, Maometto ha diviso il mediterraneo e il mondo classico e con il Corano e la spada ha cambiato per sempre la sponda sud del Mediterraneo, pur se abitata in prevalenza da cristiani, ai quali è stata negata ogni possibilità di autonomia politica e culturale. L'Europa è nata come reazione a questa minaccia, non come integrazione delle religioni. Si è formata costruendo muri, non ponti. 

E' un discorso di destra? No, è un dato di fatto. Se il papa vuole parlare dell'emigrazione di massa come di un bene in assoluto può farlo. Se vuole esprimere il desiderio che l'Islam si possa integrare con il cristianesimo o con la società aperta occidentale può farlo. Ma non deve prendere la storia della formazione dell'Europa come giustificazione e prova, perché tale storia dimostra esattamente il contrario: l'Europa nasce in opposizione all'invasione araba prima e ottomana poi. E cosa hanno avuto in comune arabi e turchi? l'Islam.

sabato 18 febbraio 2017

Il Cardinale Muller dovrebbe dimettersi?

Secondo me Muller dovrebbe dimettersi, la sua posizione è insostenibile. Critica gli episcopati che hanno interpretato l’Amoris Laetitia  in modo estensivo, ma queste interpretaizoni hanno avuto il sostegno pubblico del papa. Il papa ne è l’autore (non proprio, ma l’ha firmata lui), dunque chi meglio del papa sa come va interpretata?

Il papa dovrebbe mettere alla Congregazione per la Dottrina e la FEde il suo pupillo arcivescovo Forte, o “Tucho” Fernandez (il suo ghost writer, dato che il papa, oltre a non saper guidare, non sa neppure scrivere) o Kasper o, in segno ecumenico, la vescova di Stoccolma o l’imam del Cairo, per favorire il dialogo e la pace fra le religioni.

Oppure abolire del tutto la congregazione, tanto al papa non interessa la teologia e non la conosce, come ha già dichiarato. Tutto ciò che non conosce lo disprezza, siccome non sa quasi nulla ecco che non sopporta la cultura, l’arte (roba da principi rinascimentali), la dottrina è roba da rigidi, i comandamenti paralizzano… ciò che conta è fare casino, avere l’odore delle pecore, ricevere le squadre di calcio e gli attori di Hollywood e andare in giro in cerca di  applausi dicendo alla gente ciò che vuole sentirsi dire. Per questa visione non c’è bisogno di una Congregazione per la Dottrina e la Fede. Sarebbe solo fumo negli occhi per gli ingenui, uno specchietto per le allodole, un alibi per mantenere le fette di salame sugli occhi.

mercoledì 15 febbraio 2017

Contraddizioni e incompetenza

Fin da subito questo papa mi ha colpito per le sue contraddittorie  esternazioni. Prima afferma qualcosa, poi il suo contrario, poi se qualche giornalista gli chiede di precisare glissa e finge di non ricordare. Da un lato si tratta di una tecnica forse appresa dai gesuiti per far passare delle idee che sa che non sarebbero accolte se espresse con chiarezza. A volte invece ho il sospetto che non si renda conto di quello che dice, che parli a vanvera e che la mancanza di lucidità sia un suo stato abituale. Ad esempio in una recente esternazione ha affermato

Qual è la sorgente della mia serenità? No, non prendo pastiglie tranquillanti! Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo. Io non ho problemi nel dire che questa che sto vivendo è un’esperienza completamente nuova per me. .... Vivo in pace. Non so spiegare. 

Poi aggiunge:

Ma mai lavarsi le mani dai problemi! Sì, nella Chiesa ci sono i Ponzio Pilato che se ne lavano le mani per stare tranquilli. Ma un superiore che se ne lava le mani non è padre e non aiuta.  

Allora, ci vuole menefreghismo o no?

Nel frattempo spiega come risolve i problemi:

C’è corruzione in Vaticano. Ma io sono in pace. Se c’è un problema, io scrivo un biglietto a san Giuseppe e lo metto sotto una statuetta che ho in camera mia. È la statua di san Giuseppe che dorme. E ormai lui dorme sotto un materasso di biglietti! Per questo io dormo bene: è una grazia di Dio.

Infatti mi pare che i problemi della chiesa, soprattutto quelli del Vaticano di cui lui è il responsabile diretto, siano tutt'altro che risolti.

La mia impressione è che questo papa sia soprattutto incompetente. Un papa deve essere efficiente e risolvere i problemi? Sarebbe meglio di sì, compito del papa è governare, deve servire, prepararsi, lavorare. Il servo dei servi di Dio.
Ammettiamo che si scelga invece un papa privo di queste doti ma ricco di doni spirituali, per la sua santità, la sua vicinanza con Dio. Malgrado le sue chiacchiere in proposito, non ho la percezione di papa Francesco come uomo di Dio. A me pare soprattutto che voglia dare un'immagine di sé, che parli troppo spesso di sè, dei suoi "sogni", dei suoi desideri, della sua visione. Si crede un profeta, mentre dovrebbe fare il lavoro umile dell'amministratore.

Sto parlando troppo male del papa? Temo di sì, ma il fatto è che lui, per primo, parla male di tutti coloro che non la pensano come lui. Parlando degli ordini religiosi più tradizionali che hanno molte vocazioni (mentre gli ordini progressisti, come i suoi gesuiti, sono prossimi all'estinzione)  papa Francesco si esprime con rancore:

Quando mi dicono che c’è una Congregazione che attira tante vocazioni, lo confesso, io mi preoccupo...
Alcuni poi sono pelagiani: vogliono tornare all’ascesi, fanno penitenze, sembrano soldati pronti a tutto per la difesa della fede e di buoni costumi… e poi scoppia lo scandalo del fondatore o della fondatrice…

 Le solite accuse insensate, le parole al vento: pelagiani, asceti...

Sugli scandali poi, dovrebbe fare un po' di autocritica. Ha ripulito il Vaticano? Cosa ne è stato di quei cardinali che appoggiavano figuri come Maciel? E i personaggi controversi da lui promossi durante il suo pontificato?

Il papa e i rifugiati

In discussioni sull'operato del papa c'è chi cerca di zittire le critiche sui suoi atti ed esternazioni affermando che, prima di aprire bocca su qualunque argomento,  un vero cristiano si fa carico dei rifugiati, come ha fatto papa Francesco.

Dovremmo prendere esempio dal papa: andare in un centro profughi, caricare tre famiglie mentre la telecamera ti riprende, poi smollarle alla caritas romana e al governo italiano per quanto riguarda vitto, alloggio e spese connesse, e poi pontificare contro i muri dall’interno delle mure leonine nell’hotel 5 stelle  Casa Santa Marta?

Oppure andare a fare i “volontari” (lautamente retribuiti dallo stato italiano) nelle cooperative cattocomuniste che si stanno facendo le budella d’oro con il business dell’assistenza?

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http://isoladipatmos.com/si-alloggiano-i-barboni-nelle-chiese-e-poi-si-guadagna-con-gli-alberghi-a-cinque-stelle-di-proprieta-del-patrimonio-ecclesiastico-lettera-al-ministro-dei-beni-culturali/


martedì 14 febbraio 2017

Gli insulti del papa

Papa Francesco ha la tendenza a vedere le pagliuzze negli occhi altrui e non vedere le travi nel proprio. Domenica scorsa ha predicato sull'uso dell'insulto nel mondo contemporaneo con toni molto drammatici:  «Noi siamo abituati a insultare, come dire buongiorno, ma quello è sulla stessa linea dell’uccisione ... Chi insulta il fratello è come sei iniziasse a ucciderlo nel suo cuore».... E «per favore, non insultiamo mai» e così via....
Peccato che il primo a fare uso sistematico dell'insulto sia proprio lui: qui un piccolo campionario da un elenco parziale, molto più lungo, di stucchevoli e piuttosto volgari insulti papali verso  cattolici che lui non ritiene adeguati ai suoi standard:
Cristiani inflessibili, Moderni gnostici, Cristiani liquidi, Cristiani superficiali, Mummie da museo, Principe rinascimentale, Vescovo da aeroporto, Cortigiano lebbroso, Ideologo, Musi lunghi, Autoritari, Elitari, Pessimisti queruli e disillusi, Cristiani con la faccia da sottaceto, Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto, Che cercano certezza in ogni cosa Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi, Cristiani pagani, Piccoli mostri, Cristiani sconfitti, Che ripetono il Credo pappagallescamente, Battitori da Inquisizione...
Questi insulti si fermano al 2015. Recentemente, parlando di media e disinformazione, un tema caro ai personaggi di potere che non amano le critiche, ha anche espresso l'idea che "la gente" abbia la tendenza alla coprofilia e coprofagia, cioè mangiare merda. Una terminologia piuttosto provocatoria per un papa che mi pare non ami essere trattato come lui tratta gli altri.